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MILAN: ECCO COSA SUCCEDE QUANDO DIO E IL DIAVOLO SI INCONTRANO!

È proprio così tifosi rossoneri, il Diavolo esce dall’inferno dove è stato rinchiuso e torna trionfante al suo posto! Chi pensa che la dimora del nemico di Dio sia l’inferno si sbaglia, capita di stare lontani da casa per del tempo, tanto o poco che sia, ma prima o poi si sente la mancanza; così il Diavolo è tornato a casa, in Paradiso.

Per capire bene il cambiamento del Milan bisogna partire dallo scorso campionato, forse il più strano e anomalo mai giocato: la prima parte della stagione dei rossoneri è disastrosa: le idee del “maestro” Giampaolo non si adattano ai giocatori in rosa e si sente la mancanza di un attaccante di peso che possa guidare il reparto offensivo in grande difficoltà.

Nel mercato di gennaio sulla panchina rossonera subentra Stefano Pioli e torna a Milano Dio, o almeno così gli piace definirsi: Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese ha 39 anni ma ancora la fame di un ragazzino di 20.

Il Milan riesce a salvare la faccia e una stagione che sarebbe stata tanto deludente quanto imbarazzante. Dalla ripresa del campionato ottiene infatti solo risultati utili senza subire sconfitte; batte la Roma, la Lazio, La Juventus in rimonta e pareggia con un’indemoniata Dea. Conclude così il campionato in forma smagliante al sesto posto e conquistando l’accesso ai preliminari di Europa League. Le due domande, più che legittime, sono ora: sarà in grado di mantenere lo stesso ritmo focoso del girone di ritorno o era solo più in forma rispetto alle avversarie decimate dal Covid? E poi, riuscirà Ibrahimovic, ormai vecchio, a tenere i ritmi di una volta e a ricondurre la squadra all’Europa che conta?

Il girone d’andata rossonero è a dir poco strepitoso: la squadra gira, trova la via del goal con una semplicità disarmante e il protagonista assoluto è proprio lo svedese su cui molti tifosi avevano nutrito forti dubbi: segna una doppietta che piega l’Inter per 2-1 e un’altra che si infrange contro un Napoli per il momento poco arrembante. Il Diavolo sbaglia così poche partite che si possono contare sulle dita di una mano: 3. Perde in Europa League contro il Lille per 0-3, sconfitta che interrompe la serie positiva di risultati utili consecutivi e che mette in dubbio il passaggio del girone da parte dei rossoneri. La seconda sconfitta arriva contro la zebra bianconera; il risultato finale è 1-3 per i bianconeri, trainati da un Chiesa decisamente in serata. Il terzo insuccesso è imposto da una Dea che ancora una volta si dimostra superiore e inarrestabile, nonostante il breve momento di crisi vissuto.

Se dopo una prima parte di campionato, quasi inaspettata, alcuni tifosi sognavano per il proprio Milan, laureatosi campione d’inverno, addirittura lo scudetto, la storia nel girone di ritorno prende una piega diversa. In seguito ad alcune prestazioni non all’altezza e qualche punto perso di troppo, la sconfitta per 2-0 subita da un non irresistibile Spezia certifica il duro momento che stanno vivendo i rossoneri e alimenta la carica dei cugini neroazzurri, che nel mentre hanno conquistato la vetta della classifica e non hanno alcuna intenzione di mollare; guidati da un attento Conte e un cinico Lukaku si aggiudicheranno il loro 19esimo scudetto.

A 4 giornate dalla fine, sfumato il sogno del primato, il Milan è quinto e deve raggiungere l’obiettivo di inizio stagione: l’accesso alla Champions. Il calendario è tutt’altro che semplice, incontrerà Juventus, anch’essa alla ricerca della qualificazione, Torino e Cagliari, che lottano per una disperata salvezza nelle ultime giornate, e, infine, la temutissima Dea, cha ha già raggiunto l’acceso alla coppa dalle grandi orecchie ma che non ha intenzione di rinunciare ad uno storico secondo posto. Con la Juventus il Diavolo, dato già per morto, compie un’impresa da antiche leggende greche. Vince 3-0 con una prestazione che ricorda la prima parte di campionato. All’altra squadra di Torino, i Granata, ne rifila addirittura 7. La qualificazione sembra vicinissima, bastano 3 punti: il Cagliari scopre di essere già salvo matematicamente, ma ciò nonostante, ferma clamorosamente i rossoneri. Tutto rimandato all’ultima giornata:

Atalanta 78, Milan 76, Napoli 76, Juve 75. Con Inter e Atalanta già qualificate restano 2 posti per 3 squadre. Il Milan è obbligato a fare l’impresa a Bergamo.

La partita non è spettacolare, le azioni salienti non sono numerose e si resta a reti bianche fino a quando, nei minuti finali del primo tempo, il direttore di gara assegna un penalty ai rossoneri; dal dischetto si presenta un Kessiè di ghiaccio, come al solito, che non esita nemmeno per un secondo ed infila un immobile Gollini. Nel secondo tempo degni di nota sono due tiri della Dea: uno a fin di palo, che spaventa a morte i tifosi e i giocatori rossoneri, ma che fortunatamente finisce sul fondo; l’altro esce leggermente alla sinistra di Donnarumma. Il Milan invece risponde con un pallonetto din Leao che si stampa sul palo. Al 93’, poi, l’arbitro indica nuovamente il dischetto per un tocco di mano di Gosens. Inutile dire che Kessiè non sbaglia, calciando con una potenza tale da spedire direttamente il Diavolo in Paradiso, nel paradiso del calcio. Il Milan è qualificato, dopo 7 anni dall’ultima volta.

IL NOSTRO VOTO ALLA STAGIONE ROSSONERA: 8

La squadra di Pioli fa esattamente ciò che doveva e, centrando l’obiettivo stagionale, regala emozioni a non finire ai propri tifosi, facendoli sognare dopo anni difficili. Degni di nota sono alcuni giocatori: il motorino Theo Hernandez per la difesa; un nome una garanzia, sulla fascia fa quello che vuole, parte lateralmente per poi accentrarsi, le sue azioni sono sempre pericolose e spesso portano al goal. Il presidente Kessiè per il centrocampo, la stagione che fa è PERFETTA, recupera palloni, serve assist e segna, ben 13 i goal in campionato. Si carica la squadra sulle spalle nella partita più importante della stagione e le fa spiccare il volo. Per l’attacco non si può non lodare Ibrahimovic; seppur abbia giocato solo la metà dei match, ci mette ben poco a lasciare il segno, con lui si parte da un goal di vantaggio, per non parlare della carica mentale che trasmette ai suoi, sia in campo che dalla tribuna.

Kessiè porta il Milan in cielo e Dio gli concede le chiavi per il Paradiso.

Forse il Diavolo e Dio hanno imparato che uniti sono più forti…

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